Il mondo si divide in due: gli allineatori e i catalogatori.
Ovvero quelli che quando riordinano allineano e creano spazi vuoti e quelli che invece dividono gli oggetti in categorie.
[va] E quelli che non mettono proprio in ordine? [/va]
Ok, il mondo dei riordinatori si divide in tre… o forse quattro… col resto di quei miliardi di persone che non hanno proprio nulla da riordinare.
Insomma tralasciando questi dettagli che mi rovinano la teoria, il mondo si divide esattamente in N, volevo dire, in due parti.
Sono due mondi senza contatti e i componenti delle due fazioni si guardano in cagnesco, pensando l’uno dell’altro: ma che disordinato!
Per gli allineatori l’unica scrivania buona è la scrivania vuota.
Combattonouna lotta impari contro gli oggetti sparsi e non ortogonali lle linee dei muri, dei mobili e del pavimento.
Mondrian è il loro guru, i Dada la loro nemesi.
Le case degli allineatori si riconoscono perché tutto è sempre perfettamente pulito, spazioso e leggermente impersonale.
I compact disk sono tutti in un’unico punto, perfettamente dritti, i libri sono disposti nei ripiani in ordine di grandezza in modo che non rovinino l’effetto e i sopramobili giacciono all’incrocio di scacchiere invisibili ai profani.
Gli oggetti possono essere spostati a piacimento, ma senza rovinare l’allineamento generale.
Tipicamente non sanno dov’è il singolo oggetto, ma se ne ricordano la forma possono risalire alla sua posizione.

Poi ci sono i catalogatori.
Per un catalogatore il mondo è un archivio da dividere in tipi, ordini, generi, razze e specie.
Quando un catalogatore mette in ordine comincia a creare dei piccoli mucchi di oggetti omogenei per qualche motivo: le matite divise dalle penne, le maglie eleganti divise da quelle sportive, separate da quelle adatte per uscire la sera ma non per un’occasione importante.
I catalogatori non sistemano gli oggetti in base allo spazio che occupano, ma in base alla loro appartenenza ad una categoria.
Anzi spesso destinano gli spazi alle categorie, sia che abbiano oggetti che vi appartengano sia che prevedano un domani di possederne.
Inoltre sistemano i gruppi secondo un ordine particolare, per esempio non mettono libri di cucina ayurvedica accanto a quelli di ricette per arrosti.
Mai collocherebbero mai Bach vicino all’ultimo disco dei Childern of Bodom.
Va a finire che pesso si trovano con librerie mezze vuote, in cui hanno lasciato lo spazio per la poesia ucraina, una zona di rispetto vicino ai libri dell’autore preferito, nel caso pubblicasse nuovi romanzi, e una pila di libri per terra per i quali, si lamentano, non trovano proprio posto.
Le case dei catalogatori assomigliano spesso a dei grossi magazzini pieni di oggetti ovunque, ma tipicamente sanno sempre l’esatta collocazione di ognuno.

E’ evidente che la convivenza tra un’allineatore e un catalogatore può essere dura, soprattutto se si trovano nella stessa persona. Per esempio quando la tua volontà di sistemare i libri per autore cozza con la necessità fisica di formare con le costine una linea parallela al pavimento.
Per questo le persone maniacalmente ordinate e organizzate danno un po’ l’idea dei maniaci omicidi.
E forse lo sono.
Personalmente sono una catalogatrice.
La mia stanza dà l’idea del deposito di una libreria, dove vendono anche vestiti e scarpe.
Non sa la gente che ci entra, che in realtà la maglietta da settimane sulla sedia è lì in attesa di una collocazione in una categoria stilistica.
Non immaginano che i libri, sparsi in alte pile sul pavimento, non sono in cerca di spazio ma di una sofferta attribuzione di genere.

In realtà molti degli oggetti in giro sono solo in cerca della voglia di sistemarli, ma in effetti è dura a volte mettere a posto cercando, come Linneo, di catalogare il mondo.