Ci sono fenomeni a questo mondo che non si lasciano misurare, che non rispondono alla legge di causa effetto.
L’uomo moderno, usando come scudo le regole della scienza sperimentale, li ignora, li deride, evita di indagarli negandone la stessa esistenza.
E così, quando entità non dimostrabili con teoremi e formule matematiche si scatenano nel mondo, l’uomo soccombe.
Il periodo precedente a quell’infausto giorno era stato particolarmente tranquillo.
Tutti i fenomeni che avevano caratterizzato il parco negli ultimi anni si erano fermati.
Ci godevamo un inverno particolarmente caldo e quella inaspettata tranquillità prendendo il sole nelle terrazze e mangiando all’aperto.
Nessuno osava ancora avventurarsi nei sentieri che collegavano gli edifici attraverso il bosco, ma non lo temevamo più come prima.
Dovevamo capire che si trattava solo di un momento in cui il male recuperava le sue forze, che la mancanza di magia su questo mondo non poteva significare che un accumulo di potere nell’altro.
Ma per molti di noi esiste solo un mondo, e anche di questo siamo disposti ad accettarne solo una piccola parte.
Quel giorno era cominciato bene, il sole splendeva caldo sulle colline e la gente del parco appena poteva usciva a godersi quel tiepido Febbraio.
Ripensando a quella giornata, alla ricerca di un segno che lasciasse presagire la tragedia futura, mi viene in mente che in tutta la mattina non si vide neanche un animale.
Nessun cinguettio di uccelli, nessuna mosca, neanche api sui fiori.
Le creature dotate di gambe e istinto erano già scappate da quel luogo.
Restavano solo le piante e gli uomini, cechi al loro sesto senso.
Ero quindi nel mio ufficio, a battere sulla tastiera del computer. Ricordo che pensavo che avrei voluto essere fuori nelle terrazze a prendere il sole.
Non sapevo che di lì a poco quelle pareti mi avrebbero salvato la vita.
In quel momento la luce diminuì bruscamente e qualcosa di nero cominciò a coprire il cielo.
In pochi secondi le tenebre calarono su Polaris.