Archive for febbraio, 2007

I misteri di polaris: Comincia il terrore


2007
02.18
Polaris

Ci sono fenomeni a questo mondo che non si lasciano misurare, che non rispondono alla legge di causa effetto.

L’uomo moderno, usando come scudo le regole della scienza sperimentale, li ignora, li deride, evita di indagarli negandone la stessa esistenza.

E così, quando entità non dimostrabili con teoremi e formule matematiche si scatenano nel mondo, l’uomo soccombe.

Il periodo precedente a quell’infausto giorno era stato particolarmente tranquillo.

Tutti i fenomeni che avevano caratterizzato il parco negli ultimi anni si erano fermati.

Ci godevamo un inverno particolarmente caldo e quella inaspettata tranquillità prendendo il sole nelle terrazze e mangiando all’aperto.

Nessuno osava ancora avventurarsi nei sentieri che collegavano gli edifici attraverso il bosco, ma non lo temevamo più come prima.

Dovevamo capire che si trattava solo di un momento in cui il male recuperava le sue forze, che la mancanza di magia su questo mondo non poteva significare che un accumulo di potere nell’altro.

Ma per molti di noi esiste solo un mondo, e anche di questo siamo disposti ad accettarne solo una piccola parte.

Quel giorno era cominciato bene, il sole splendeva caldo sulle colline e la gente del parco appena poteva usciva a godersi quel tiepido Febbraio.

Ripensando a quella giornata, alla ricerca di un segno che lasciasse presagire la tragedia futura, mi viene in mente che in tutta la mattina non si vide neanche un animale.

Nessun cinguettio di uccelli, nessuna mosca, neanche api sui fiori.

Le creature dotate di gambe e istinto erano già scappate da quel luogo.

Restavano solo le piante e gli uomini, cechi al loro sesto senso.

Ero quindi nel mio ufficio, a battere sulla tastiera del computer. Ricordo che pensavo che avrei voluto essere fuori nelle terrazze a prendere il sole.

Non sapevo che di lì a poco quelle pareti mi avrebbero salvato la vita.

In quel momento la luce diminuì bruscamente e qualcosa di nero cominciò a coprire il cielo.

In pochi secondi le tenebre calarono su Polaris.

La taglia 38


2007
02.16
Cagliari

Dopo la morte della modella brasiliana per anoressia avevano proposto di eliminare le taglie dalla trentotto in giù.
Era un’idea stupida perché ci sono molte ragazze per niente anoressiche che hanno la taglia trentasei solamente perché sono molto minute. Per intenderci se sei alta un metro e cinquanta e hai la quaranta sei un po’ cicciottella, se hai la quarantadue sei sovrappeso.
Ma dopo questi fatti calmorosi, i politici prendono quasi sempre decisioni stupide, salvo poi lasciar cadere il tutto appena l’opinione pubblica è tornata nel suo torpore.

Ma non era di questo che volevo parlare, in pratica la taglia trentotto è quella del mio nuovo cappottino, color mattone, molto aderente che mi sta benissimo… dalla vita in su.
Il primo bottone è molto a suo agio e anche il secondo si chiude senza lamentarsi, ma il terzo comincia ad essere a disagio. Dice che si sente un po’ teso, irritabile.
Il quarto è antipatico e si rifiuta proprio!

[vp] Così la prossima volta ti compri abiti della tua taglia. [/vp]

In effetti è la mia taglia, ma solo dalla vita in su. Anche F., sempre saggia dice:
"E’ più facile assottigliare i fianchi che allargare le spalle"

Avete delle ricette da anoressica?
Tipo pane e acqua senza pane, oppure riso in bianco senza riso.
Purtroppo su di me le diete hanno strani effetti.
Tipo mi fanno venire fame.
Ma non perché non mangio. Solo l’idea di non mangiare mi fa diventare più golosa del solito.

[vp] Perché di solito sei di poco apetito, mangi come un’uccellino…[/vp]
[vp] Tipo un avvoltoio [/vp]

Goodbye Papa


2007
02.15
Questo mondo cattolico

Oggi farò pubblicità a un blog che finalmente dà voce a quanti come noi seguono con attenzione le cure che il papa dedica al nostro grande stato.
Dedicato a tutti quelli che non vorrebbero che tali cure restassero chiuse tra i nostri asfittici confini, che a volte pensano "perché solo a noi?" pensando a quanto bene potrebbe fare a tanti altri popoli.
Così diciamo anche noi in coro:

Và e porta nel mondo il tuo messaggio di tolleranza.

C’era una villa…


2007
02.14
Cagliari

Stamattina un cantiere mi ha fatto venire in mente parecchi ricordi.
C’era una villa vicino a casa mia, con un alto muro tutto intorno, tanto che non si riusciva a vedere nulla del giardino se non la cima degli alberi.
Ogni tanto si apriva il cancello per far uscire una macchina e si intravedeva un vialetto lastricato in mezzo alle aiuole e una fontana.
Ci passavo davanti tutte le mattine andando all’asilo, poi alle elementari e poi al liceo.
Ci fantasticavo intorno mentre andavo a casa di F, oppure in piazzetta per incontrare il gruppo.
Ho pure fatto un tema alle elementari su quel muro.
Con F. dicevamo sempre che da grandi avremmo abitato là.
Ricordo che una volta andai con mia madre in un ufficio in un palazzo di fronte, e la donna (era una dentista o un avocato, non ricordo più) ci mostrò con orgoglio che dalle sue finestre si vedeva il giardino.

Poi un giorno F. mi chiama a Pisa e mi dice che l’hanno venduta e che la butteranno giù per farci un palazzo di lusso.
Parlammo a lungo di andare dai proprietari e chiedere di poterla vedere prima della distruzione, ma le ruspe ci hanno preceduto.

Una mattina la casa non c’era più.
Restava solo un pezzo di muro e i rami degli alberi abbattuti.
L’avevano fatto durante la notte perché era una villa storica.
Ora il palazzo è quasi finito e della villa resta solo quel pezzo di muro, il cancello e le nostre fantasie di bambine.

Esco dal letargo


2007
02.14
Polaris

Ho mantenuto la mia promessa di non fare la vecchietta con la copertina e la sedia a dondolo.
Ho fatto solo l’orso in letargo.
Quindi mi sono addormentata venerdì, appena tornata da Milano e mi sono svegliata stamattina per andare al lavoro.
Sono riemersa giusto per mangiare e per comprare un nuovo paio di jeans e un mini trolley rosa… e qualche borsa… e un po’ di fumetti.
Ma niente che non fosse strettamente necessario!

Una vocina ha provato a parlare, ma aveva sonno ed è tornata a dormire.

Volevo festeggiare i Dico, ma penso che farò un post i prossimi giorni perché ora sono ancora un po’ rinco.
In ogni caso sono contenta, un po’ di catto-ipocrisia, siamo in italia dopo tutto, ma è un inizio.
Rilancio la battuta che ha detto ieri la Littizzetto, dopo che ha sottolineato che in fondo i Dico erano una scelta d’amore in un mondo di violenza e guerre:

"Meglio il rimel delle molotov"

Annuncio ritardo


2007
02.10
Milano

La drolla redazione di questo blog si scusa ma oggi la puntata de "I misteri di Polaris" non andrà in onda a causa dello sciopero del criceto della redattrice.
Manderemo in onda il messaggio del sindacato autonomo dei criceti:

Abbiamo deciso di indire lo sciopero perché vogliamo un adeguamento del numero di ore di sonno all’aumento delle ore lavorative.
Inoltre vogliamo più semini da sgranocchiare.

Ci scusamo per il disagio.

Attentato


2007
02.10
Milano

A volte nella vita si deve rinunciare a qualcosa.
A volte il sistema vi priva di qualcosa che per voi è molto importante, che contribuisce a formare in parte la vostra dignità e la vostra salute.
A volte si devono fare delle scelte tra obbedire a una legge ingiusta o ribellarsi e gridare contro tutto e tutti.

Insomma stamattina ho rinunciato a portare con me il dentifricio perché essendo liquido non avrebbe passato i controlli.
Ma per un attimo ho pensato di ribellarmi a questo soppruso e immediatamente è partito il film:

Immaginatevi la scena, ci sono io al check-in dell’aeroporto di Cagliari che fingo indifferenza mentre passo sotto il metal detector.
Improvvisamente gli allarmi cominciano a suonare, decine di poliziotti in tenuta antisommossa corrono dalla mia parte, la gente si fa prendere dal panico e fugge da tutte le parti.
Ma non mi lascio spaventare, impugno il mio tubetto, lo brandisco come un’arma e dico con decisione:
"Fermi tutti! Questa è una bomba al fuoro 234. State calmi e non succederà niente a nessuno."
I poliziotti arretrano spaventati.
Uno di loro chiama il nucleo antiterrorismo e gli artificieri.
Nell’aeroporto cala un silenzio di tomba.
Io faccio per allontanarmi verso l’elicottero che mi aspetta fuori per portarmi nel mio covo in Barbagia, quando succede l’inimmaginabile.
Un bambino molto piccolo, sui tre anni circa, mi si avvicina e mi dice:
"A me non piace lavarmi i denti, puoi prendere il mio tubetto da cinquanta millilitri alla banana."
E io commossa dal fatto che un bambino di tre anni sappia pronunciare la parola millilitri, gli consegno il mio tubetto e scoppio a piangere.
In un attimo mi hanno presa, ammanettata, colpita con i manganelli, spruzzata con idranti e soffocata con i gas lacrimogeni. Non opponevo esistenza, ma visto che erano in tenuta antisommossa la volevano provare in tutti i suoi gadgets.
Subito giornali e televisioni si gettano sulla notizia.
Titoli sulle prime pagine, aperture dei telegiornali, la mia faccia ovunque (forse avrei dovuto ritoccarmi le sopraciglia la mattina).
E poi dibattiti sui pericoli dell’igiene orale, sociologi che si scagliano contro la società del sapone.
Crollano le vendite dei dentifrici al fluoro.
Si scopre che il bambino in realtà ha ventitrè anni ed è un collaboratore della polizia.
Il mio blog viene analizzato alla ricerca di messaggi in codice verso presunti complici.
Tutti quelli che mi conoscono vengono interrogati.
Nessuno dice che sembravo una persona tranquilla.
Uno afferma che un
Le vocine nella mia testa vengono chiamate come testimoni.

[vp] Io l’ho sempre detto che non aveva tutti i venerdì quella là. Ma noi non c’entriamo niente. [/vp]
[va] Si capiva che era una pazza terrorista: una non può avere tante scarpe senza nascondere qualcosa! [/va]
[SdD] E non è poi che si lavasse i denti dopo ogni pasto! [/SdD]

Il film continuava col processo, in stile americano, con una mia autodifesa in cui me la prendevo con i produttori di dentifrici, la società, lo stato, ecc.

Ero arrivata al punto del giudizio finale quando, arrivata effettivamente in aeroporto, chiedo alla guardia, se per un tubetto di dentifricio mi avrebbero effettivamente arrestato, così scopro che il limite non era cinquanta millilitri, ma cento.

"Signora, ma i cartelli sono ovunque in aeroporto!"
"D’accordo, ma io le valige non le faccio in aeroporto!"

In attesa del pranzo mi mangio la Madunnina


2007
02.09
Polaris

Oggi c’è il capo (che per ora non ha voluto assaggiare le pardule, fortuna che ieri non le ho conservate, ingrato!), che ci sta facendo sudare, per cui il pranzo sta tardando.

Forse mi fa bene un po’ di diguino, dopo che ieri mi sono strafogata qui e a casa (che buone le olive!!!), altrimenti finisce che lo stomaco mi abbandona definitivamente.

[stomaco] Ciao Angela, ti ho voluto bene, ma è giunta la mia ora. [/stomaco]

Mentre parlo il collega è riuscito a liberarsi dalla stretta del lavoro e quindi piccola pausa cibo.

[va] Ma non dovevi digunare? [/va]
Non sono mica una monaca!!!

A parte tutto domani sarò a Milano.
Il comune ha organizzato già il comitato di benvenuto quindi non serve che veniate in aeroporto.
Per fortuna questo progetto sta finendo, non ne potevo più di lottare con i monitor dei cellulari. Per alcuni modelli visualizzerò un messaggio: se non vedete il sito wap cambiate cellulare.

Ah, una volta queste cose non succedevano!


2007
02.08

Metteteci dentro tutti i più efferati fatti di cronaca, quelli per cui si aprono le Porte più importanti, si fanno dibattiti, discussioni su dove andremo a finire.
Aggiungete che è tutta colpa della televisione, la degenerazone dei costumi, i videogiochi, gli omossessuali, la laicizzazione della società e dei giovani d’oggi.
Una volta sì che queste cose non succedevano, nei cattolicissimi anni sessanta, nella tranquilla periferia italiana, nel labborioso nord e nel religioso sud.

Ecco ora prendete tutte queste belle convinzioni e leggete un libro, si chiama I fantasmi nel cassetto, è stato scritto nel 1970 e racconta le storie che gli italiani raccontavano alla posta del cuore di Annabella.
Ma non è un libro sugli scandali, le storie truculente, i pigiamini che piacerebbero a Vespa.
È sopratutto la storia di chi con quelle lettere ci ha convissuto per anni, ovvero Brunella Gasperini, colei che a quella posta rispondeva.
La paura di sbagliare di fronte a problemi troppo grandi, l’ansia di non sapere se la risposta è arrivata in tempo, la disperazione di fronte ai fallimenti e dall’altra parte la sua vita, la sua famiglia, i suoi problemi di tutti i giorni.
Il racconto di una donna che il sessantotto, tanto osannato, lo faceva prima che se ne parlasse, che non consigliava alle donne maltrattate di sopportare in nome della santità del matrimonio.
Che parlava di omossessualità, aborto e divorzio quando ancora erano tabù e libertà che le costava insulti e minacce di morte.

La libertà che si può trovare anche nei suoi romanzi, riduttivamente definiti rosa, di solito ambientati nella manichea provincia delle brave ragazze e dei ragazzi di buona famiglia.
La provincia dei pettegolezzi e dei panni sporchi che vanno lavati in casa e di quelli che, senza grandi gesti rivoluzionari, volevano solamente esprimere una personalità differente da quella accettata dalla mentalità comune.

La maggior parte dei libri della Gasperini non stati più ristampati dagli anni sessanta. Pagavano il prezzo di essere roba da donne, e quindi ipso facto snobbati e non considerati per quello che sono: dei bei libri, originali e avanti per i loro tempi e forse anche per i nostri.

Tra quelli ristampati da Baldini e Castoldi io consiglio:

Una donna e altri animali
L’estate dei bisbigli
Rosso di sera

XDindo: questo è l’articolo promesso per Graffiti.

Signore, allontana da me queste pardule!


2007
02.07
Polaris

In uno slancio pattriottico tempo fa avevo suggerito come nome di uno dei server "pardula".
Chiaramente lassù a Milano non conoscevano il dolce di ricotta e zafferano, per cui oggi in uno slancio di golosità generosità ne ho portato un vassoietto al capo che arrivava.
Ho anche abbondato pensando che ne avrebbe potuto offrire ai ragazzi su a Milano.
Purtroppo il capo non è venuto, ma le pardule erano lì.
Mi guardavano.
Mi sussurravano parole dolci all’orecchio.
Insomma alla fine ho ceduto alle loro lusinghe.

[va] Hai resistito non più di dieci minuti! [/va]

Beh erano così belle, così bionde, così dolci…
Sono arrivata a quattro e mezzo e sono solo le cinque.
In fondo domani non sarebbero più fresche, magari il capo si sarebbe fatto una cattiva idea.

Mi sa che ho esagerato, non erano proprio piccole.
Ho nausea!