Pioveva a Pisa quei giorni, l’Arno, alto fin quasi alle spallette, trascinava fango e detriti dalle campagne. Le vie di acceso alla città sotterranea erano bloccate dall’acqua e il flusso melmoso non permetteva di vedere attraverso.
E’ in giornate come queste che a Pisa Sotto si fa festa.
La pioggia da noi non arriva e il sole, catturato da un gioco di specchi ad alta quota, non ci manca mai, così approffittiamo di questi momenti in cui i nostri vicini non ci vedono per scendere in strada e divertirci.
Si racconta che quando nel 1756 la pioggia durò senza fermarsi per quaranta giorni, la festa fu così intensa che tutte le scorte di alcol del sottosuolo terminarono. Allora un gruppo di coraggiosi attraversò il Varco del Mulino, e, metà a nuoto metà a spinte, riuscì ad emergere in superficie.
Si narra che fu organizzata una staffetta, che per delle ore portò casse di vino e grappe e la festa fu salva.
Da allora Pisa Sotto si è organizzata con ingenti scorte di emergenza, che comprendono ogni tipo di liquore che la globalizzazione ha reso disponibili, più alcune produzioni locali di tutto rispetto.
Quella volta per me la festa aveva un significato particolare, infatti sarebbe stata la prima volta che avrei suonato la Casa Sonora con i miei vicini.
Per me rappresentava una sorta di esame, se le mie Variazioni per Cigolamenti e Sbattimenti di Imposte fossero piaciute, mi sarei guadagnato il diritto di tenere il mio appartamento e di continuare a suonare.
Non sapevo quando la piena avrebbe dato inizio alla festa, per cui mi esercitai notte e giorno sui miei rumori.
Mi davano una mano i miei dirimpettai, i signori Massenzio, che da anni mantengono il loro posto con Molle del Letto e Bambini Urlanti.
Mi diedero molti consigli su come armonizzare le voci bianche dei loro figli con il tremolio del vetro delle finestre.
Anche la signora Corlani del piano di sotto mi aiutava battendo il tempo con la scopa sul soffitto. Era anziana ormai, e la sua ramazza era quasi consumata dall’uso, ma riusciva ancora a tenere il ritmo come un tempo.
Quando infine il momento arrivò, il panico mi assalì e quasi mancai il momento di sbattere la porta, dopo che i tubi dell’acqua dei coniugi Frilli diederò il la.
Ma poi la musica della casa mi trascinò e fu un concerto bellissimo. Quasi non mi accorgevo della gente che ballava sotto di me, al ritmo delle nostre canzoni.
Suonammo per giorni, riposandoci a turno qualche ora per dormire e per mangiare.
Quando il fiume tornò limpido e la festa finì, tutti si congratularono con me e mi affidarono ufficialmente la casa.
Fu quando salii nella mia stanza, stanco ma entusiasto per quel successo che la vidi.
Ormai l’Arno era tornato trasparente e dalla mia stanza si vedevano nitide le spallette lungo gli argini.
Lei era lì, appoggiata al muro con un’espressione tristissima sul volto, la vidi e il mio cuore perse un colpo.