Archive for the ‘Le Storie di Pisa Sotto’ Category

I Racconti di Pisa Sotto 4: Il concerto


2009
02.10

Pioveva a Pisa quei giorni, l’Arno, alto fin quasi alle spallette, trascinava fango e detriti dalle campagne. Le vie di acceso alla città sotterranea erano bloccate dall’acqua e il flusso melmoso non permetteva di vedere attraverso.

E’ in giornate come queste che a Pisa Sotto si fa festa.
La pioggia da noi non arriva e il sole, catturato da un gioco di specchi ad alta quota, non ci manca mai, così approffittiamo di questi momenti in cui i nostri vicini non ci vedono per scendere in strada e divertirci.

Si racconta che quando nel 1756 la pioggia durò senza fermarsi per quaranta giorni, la festa fu così intensa che tutte le scorte di alcol del sottosuolo terminarono. Allora un gruppo di coraggiosi attraversò il Varco del Mulino, e, metà a nuoto metà a spinte, riuscì ad emergere in superficie.
Si narra che fu organizzata una staffetta, che per delle ore portò casse di vino e grappe e la festa fu salva.

Da allora Pisa Sotto si è organizzata con ingenti scorte di emergenza, che comprendono ogni tipo di liquore che la globalizzazione ha reso disponibili, più alcune produzioni locali di tutto rispetto.

Quella volta per me la festa aveva un significato particolare, infatti sarebbe stata la prima volta che avrei suonato la Casa Sonora con i miei vicini.
Per me rappresentava una sorta di esame, se le mie Variazioni per Cigolamenti e Sbattimenti di Imposte fossero piaciute, mi sarei guadagnato il diritto di tenere il mio appartamento e di continuare a suonare.
Non sapevo quando la piena avrebbe dato inizio alla festa, per cui mi esercitai notte e giorno sui miei rumori.

Mi davano una mano i miei dirimpettai, i signori Massenzio, che da anni mantengono il loro posto con Molle del Letto e Bambini Urlanti.
Mi diedero molti consigli su come armonizzare le voci bianche dei loro figli con il tremolio del vetro delle finestre.
Anche la signora Corlani del piano di sotto mi aiutava battendo il tempo con la scopa sul soffitto. Era anziana ormai, e la sua ramazza era quasi consumata dall’uso, ma riusciva ancora a tenere il ritmo come un tempo.

Quando infine il momento arrivò, il panico mi assalì e quasi mancai il momento di sbattere la porta, dopo che i tubi dell’acqua dei coniugi Frilli diederò il la.
Ma poi la musica della casa mi trascinò e fu un concerto bellissimo. Quasi non mi accorgevo della gente che ballava sotto di me, al ritmo delle nostre canzoni.
Suonammo per giorni, riposandoci a turno qualche ora per dormire e per mangiare.

Quando il fiume tornò limpido e la festa finì, tutti si congratularono con me e mi affidarono ufficialmente la casa.
Fu quando salii nella mia stanza, stanco ma entusiasto per quel successo che la vidi.
Ormai l’Arno era tornato trasparente e dalla mia stanza si vedevano nitide le spallette lungo gli argini.
Lei era lì, appoggiata al muro con un’espressione tristissima sul volto, la vidi e il mio cuore perse un colpo.

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I Racconti di Pisa Sotto 3: I ritratti di famiglia


2009
02.02

Nella famiglia Pisani durante i secoli, ci sono stati banditi, calzolai, pirati, venditori di caldarroste, politici e impiegati delle poste.
Abbiamo coperto quasi tutte le professioni possibili a Pisa Sotto e anche sopra, ma finora nessuno si era mai dedicato all’arte della musica.

Questo primato mi darà il diritto di finire nella galleria di famiglia, tra mio cugino Corderio, ragioniere contabile e mio bis-bisnonno che rapinava le diligenze.
Tutta la mia famiglia è in fermento per questo, mia sorella, che si è dedicata alla nobile arte della rapina col buco, è arrivata però secondo dopo lo zio Rigoberto. Mio fratello ugualmente non ha battuto alcun primato famigliare come chiromante professionista.

Pensate che mia madre ha già chiamato il pittore per farmi fare il ritratto, sebbene, per le regole di famiglia, io debba prima dimostrare il mio valore, per esempio con un concerto.
Un mio avo Talete Pisani, cacciatore di lumache, dovette sparare a dozzine di molluschi prima di poter portare una prova alla sua gente. Dopo numerosi tentativi ne trovò una moribonda e bastò un copo di striscio per farla perire di spavento.

Io sono fiero di questo mio privilegio, anche se, a dire il vero, sento un po’ la pressione di tante aspettative. Non vorrei fare la fine di mio cugino Uguccione, che dalla tensione ha perso tutti i capelli prima dei venticinque anni.
O del prozio Ruzzante, morto di fatica nel tentativo di essere il primo Pisani a scalare l’Himalaya. Gli sherpa hanno trovato il suo corpo congelato sul versante orientale.
Pare avesse seguito la strada sotterranea che da Pisa Sotto porta al resto del mondo e che la discesa a testa in giù l’abbia prostrato a tal punto che quando è emerso non abbia retto il sangue che tornava al posto giusto.

La competizione tra i rami della famiglia è forte e il fatto che il figlio della prima cucina di mia madre abbia avuto l’onore del ritratto, la rende ancora più accesa.
A volte penso che avrei dovuto fare il giocatore delle tre carte, come mi aveva insegnato il prozio Valente e lasciare il compito di tenere alto l’onore di famiglia a qualcun altro.

Però poi guardo i miei cardini perfettamente non oliati e le mie finestre che quando sbattono fanno tremare persino i muri e sento che questa è la mia vita.
O per lo meno lo pensavo fino a quella sera.

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I Racconti di Pisa Sotto 2: La casa sonora


2009
01.27

La Casa Sonora stava su un palazzo dipinto di azzurro, tranne gli stucchi intorno alle finestre e le lesene che erano grigi.
Questo abbinamento mi piacque subito, sembrava preso da un quadro rinascimentale, di quelli con le prospettive centrali e le fughe laterali.
Ovviamente specchiava un edificio analogo di là dell’arno, ma mi sembrava che il mio avesse colori più brillanti e qualcosa di simpatico nel sorriso delle finestre.

A dire il vero non lo scelsi per la sua bellezza, quanto per le sue qualità musicali.
Forse non ve l’ho ancora detto, ma io vorrei fare il musicista, ed è per questo che per anni ho studiato teoria degli scocciolii e armonia dei rintocchi.
Nella Casa Sonora possono essere ammessi solo musicisti: tutto l’edificio risuona della musica prodotta dai suoi inquilini e l’intera strada ne è invasa.

Io non sono ancora un musicista abbastanza bravo, ma per mia fortuna, quando ho fatto domanda, era appena morto il signor Sbrana, Maestro di Porte Cigolanti e Maniglie non Oliate, che è anche la mia specializzazione.
Così, grazie a questa provvidenziale disgrazia mi hanno preso, solo in prova però, per qualche mese. Se il mio stile di cigolatura non si armonizzerà con la tosse della signora Cambacorti o con le molle del letto dei coniugi Bonaiuti, dovrò dire addio alla Casa Sonora.

Lino il portiere, che osservava placido mentre portavo gli scatoloni su per i tre piani di scale, è stato prodigo di rassicurazioni.

- Non si preoccupi -  mi diceva non appena passavo davanti alla guardiola - qui hanno cominciato tutti così. Qualche mese di prova e poi la gloria dei concerti cittadini. A parte il signor Castaldi, quello del secondo piano, interno tre. Quello è un raccomandato.
Io apprezzai molto quelle parole, che lenivano un po’ l’ansia che mi afferrava lo stomaco. Avrei apprezzato anche una mano d’aiuto con il trasloco, ma non gli chiesi niente, perché intuii che Lino amava molto più parlare che lavorare e me lo volevo tenere buono.

L’appartamento che mi era toccato era grande e luminoso, appena ci entrai provai tutti i cardini, sia quelli delle porte che quelli delle finestre e mi beai del delizioso suono che emettevano.

La sera, dopo aver sistemato alla bell’e meglio gli scatoloni, mi misi alla finestra che dava sull’Arno e guardai giù verso l’altra sponda del fiume. In quel momento mi sembrava che la mia nuova vita stesse incominciando e che avrei scritto sul libro di famiglia meravigliose avventure in musica.

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I Racconti di Pisa Sotto 1: La citt


2009
01.12

La famiglia Pisani abita a Pisa Sotto dalla grande crisi dell’edilizia del 1045.

Fu allora che, in cerca di nuovi spazi costruttivi, cominciarono a sondare, non intorno alla città, ma bensì sotto.
Guardando l’Arno si accorsero che quello che pensavano essere il riflesso della superficie, era in realtà un mondo simile al loro, ma specchiato.

Ovviamente in quel periodo non erano ancora state inventate le leggi della fisica moderna, per cui la mia città risponde a regole del tutto differenti dalle vostre.
La legge fondamentale è quella del Bilanciamento Specchiato, secondo la quale ogni edificio di Pisa Sotto deve avere un omologo identico in Pisa Sopra. Ogni volta che costruiamo una casa, dobbiamo quindi prendere le misure di quella di superficie per realizzarla identica.

La non adempienza a questa regola fu la causa di alcuni celebri cedimenti strutturali.
I miei antenati contribuirono ad innalzare frettolosamente la Torre Sbilenca, per compensare lo sprofondamento campanile dall’altra parte.
L’impresa maggiore fu mandare via il vecchio Lavandino dalla baracca che aveva costruito proprio sotto, e che aveva provocato il crollo.

Lui continuava a sostenere che era arrivato prima e che sarebbero dovuti essere quelli di sopra a copiare la sua.

Per secoli Pisa Sotto è stata abitata da ricercati, dissidenti, ma anche artisti e studenti squattrinati, perché gli affitti sono sempre stati molto più bassi,  i bar sono aperti tutta la notte e le guardie non sono mai state le benvenute.
I Pisani sono appartenuti di volta in volta ad una di queste categorie e ora tocca a me, Pisano Pisani, andare via di casa per costruirmi una storia, cosa che per la mia famiglia è sempre stata molto importante.

L’inizio della mia sarà affittare un appartamento nella Casa Sonora sull’Arno